27 Ottobre 2020
La Urbanina nel suo tempo di oggi

Chi ha parlato della Urbanina?

La presentazione della Urbanina, con le sue caratteristiche e la carrozzeria "in vimini, suscitò certamente interesse e troviamo foto e flash informativi su molte riviste in Italia e all'estero. Paradossalmente però, sfogliando le pubblicazioni dell’epoca, troviamo molto più risalto nelle riviste “di costume” che su quelle per gli addetti ai lavori. Non troviamo infatti traccia, se non in modo molto marginale, nelle riviste specializzate che quasi sembrarono snobbare questa vetturetta così originale. O forse proprio perché era così originale e fuori dagli schemi del tempo ?

Le riviste di costume più diffuse dettero invece il giusto risalto. In particolare “Epoca” nel numero del 16 Agosto 1964 riservò alla Urbanina e ai suoi inventori un bel servizio. Tante le foto, seppur in bianco e nero, ma il titolo non rende giustizia alla creatività di Narciso: “è nata l’auto a tamburo”, riferendosi alla carrozzeria pivotante (allora definita più semplicemente come “rotante”). La “Domenica del Corriere” nella edizione del 18 Luglio 1967 pubblicò ben 5 pagine sulla vettura e sulle sue caratteristiche più salienti con tante immagini anche a colori. Il titolo del servizio, dove si fanno anche precisi riferimenti a precedenti tentativi americani e inglesi, è centrato “Italiana la prima vetturetta elettrica”.
Sempre sulle pagine della Domenica del Corriere, nel numero del 19 Dicembre 1965, un altro grande Fucecchiese, Indro Montanelli, aveva dedicato la sua rubrica “la stanza di Montanelli” non tanto alla Urbanina quando al Marchese Bargagli, che conosceva personalmente frequentando abitualmente la villa confinante la tenuta di Poggio Adorno, e ai suoi collaboratori.

Montanelli intitolò la sua pagina: “i Robinson dell’industria italiana”, paragonando il marchese Bargagli e Narciso Cristiani nella villa di Poggio Adorno al naufrago Robinson Crusoe che, sperduto in un’isola deserta e privo di ogni aiuto, dovttr costruirsi tutto da solo. Tanto il grande Montanelli aveva percepito il disinteresse del mondo industriale dell’automobile a quello che stava nascendo a Staffoli.
Andando all'estero, si occupò della Urbanina, la rivista inglese “Design” del Luglio 1966 inserendola in una carrellata delle mini-auto pensate per un impiego principalmente cittadino. Interessante notare come tutte le auto, compresa la Urbanina, venissero considerate con la motorizzazione a scoppio.
Ad una futuribile motorizzazione elettrica se ne parla in un paragrafo finale, come un qualcosa tutto da esplorare “a battery for the future?”... quando invece a Poggio Adorno già si predisponeva la produzione di serie.
Sempre restando all’estero, una rivista olandese, “Lach 69”, nell’ Ottobre 1968 pubblicò un articolo alle novità nel campo automobilistico con una pagina intera dedicata all’Urbanina. Come curiosità ricordiamo che Lach 69 era una versione olandese delle riviste patinate per uomini che erano in voga in quegli anni, come Playmen e Playboy, con una bella grafica e dove, accanto ad articoli di tecnica, cultura e società, apparivano servizi fotografici con signorine in mise più o meno discinta, ma certamente molto caste viste con gli occhi di oggi.

Dopo l’interesse iniziale, dispiace rilevare come sulla Urbanina e sulle successive Milanina e ZELE cadde l’oblio.

Per trovarne traccia, dobbiamo arrivare al Gennaio 1991 quando Quattroruote, rispondendo alla domanda di un lettore, si diffonde in utili particolari confrontandola con la coetanea, e pressoché sconosciuta, Rowan di De Tomaso carrozzata Ghia. Vi si dice tra l’altro che apparve la prima volta al salone di Torino nel 1965.
Passano gli anni e comincia a diffondersi la passione per le auto d’epoca, la rivista “Manovella e Ruote a Raggi” edita dall’associazione ASI, Automotoclub Storico Italiano, dedica due numeri, nel Luglio e nel Dicembre 1995 alla storia delle auto elettrice e viene doverosamente citata, tra i pionieri di questa motorizzazione nel secondo dopoguerra, la Urbanina.

La rivista specialistica “Ruoteclassiche” nel Marzo 2004, segnala con tanto di foto, la presenza di un’Urbanina, versione estiva alla mostra-scambio di Arezzo tenutasi il 10-11 gennaio dello stesso anno.

Su “Quattroruote” dell’Ottobre 2006 un lettore fa rilevare la incredibile somiglianza della giapponese Pivo con la vecchia Urbanina e si chiede come nessuno se ne sia accorto. Gli risponde un signore, che non dice il proprio nome ma afferma di essere fra quelli che l’Urbanina l’hanno costruita.

Il primo articolo finalmente dedicato esclusivamente alla Urbanina appare su “La Manovella” del marzo 2010, solo un paio di pagine ... ma almeno è un inizio ! In questo articolo si cita il libro del prof. Giacarlo Andreanini “La nostra Urbanina”, di cui diremo più avanti.





Si parla della Urbanina, con tanto di prova su strada, dell’unico esemplare di “Urbanina F” arrivato fino a noi nella rivista francese “Gazoline” del Luglio 2012, anche in questo caso il titolo non rende onore all’auto “Le cube électrique”.






Antonello Biscini, uno dei curatori di questo libro, si appassiona alla storia della Urbanina e, partendo dalla documentazione raccolta dal Prof. Andreanini, ricostruisce su EpocAuto di Febbraio 2018 le origini, la storia ed i vari modelli Urbanina.
Arrivando ai nostri giorni, le prime attività della Associazione, con i convegni del 2017 e del 2019 e con la pubblicazione del libro “La nostra Urbanina - avanguardia di altri tempi” hanno riacceso i riflettori dei media sulla Urbanina e la sua storia.

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