29 Ottobre 2020
Gli inventori

Narciso Cristiani

(di Giancarlo Andreanini)

Narciso Cristiani era ed é rimasto, nella mente di tutti, lo stereotipo dell’inventore di altri tempi, perché l’immaginare cose nuove, meccanismi complessi, soluzioni innovative, era per lui l’unico modo possibile per impegnare il suo cervello, il tempo, il denaro e la vita.

Aveva il senso vero ed alto della famiglia ed era profondamente religioso ma poteva dimenticare la strada di casa e sicuramente il portafoglio per una nuova idea ed un pensiero proiettato nel futuro. Uno a cui le buone idee venivano spesso, idee rivoluzionarie, di quelle che vengono di rado alle persone conformate e razionali, ma che fluttuano nelle menti di chi ha estro e fantasia.

Ma queste non erano le due uniche qualità che lo sorreggevano, egli aveva anche un’ottima preparazione tecnica sulla meccanica, era un ottimo motorista e questa dote la potevano testimoniare le sue auto che a quel tempo possedeva, vecchie e mal ridotte, ma che le sue mani esperte riuscivano a rimettere in sesto per macinare altri chilometri.

Narciso era una persona speciale, che sapeva con la sua esperienza semplice e umana rapportarsi con gli altri, amici o collaboratori, sottoposti o superiori con lo spirito e le conseguenti modalità di dialogo e collaborazione.

E non è finita! Staffoli é un paese circondato da boschi di pino marittimo e quindi abbondano le segherie per la sua lavorazione.

Trasformare i tronchi in tavole é un lavoro da cani, pesantissimo, ma Narciso capisce subito come renderlo più leggero e più rapido: introduce il “refendino”, un meccanismo che accosta alla sega il tronco da tagliare agli spessori dovuti, senza fatica del suo continuo sollevamento a mano. É probabile che si tratti di un semplice adattamento di un marchingegno già in uso in altre industrie, ma per i segantini di Staffoli fu un colpo di genio del solito Narciso, e gliene sono ancora riconoscenti.
Col passare del tempo si fa una famiglia allietata dai tre figli, in meccanica successione (uno ogni cinque anni): prima Aimone, quindi Simonetta, infine il futuro don Andrea. Mentre infuria la seconda guerra Mondiale lavora in sala prove motori alla Piaggio di Pontedera, dove ha la possibilità di nutrirsi del frutto maturo di un genio come Corradino D’Ascanio. Arricchisce così il già vasto bagaglio di conoscenze nel settore della motoristica e fa amicizie che saranno preziose al momento opportuno.

Dopo la guerra la strada é spianata per progetti ambiziosi. Nel 1949 apre un’officina a Staffoli e accresce la sua fama di mago dei motori. Ma il suo pensiero é già altrove: quegli orizzonti sono troppo limitati per un sognatore.

Nel 1953 si sposta a Santa Croce, dove inaugura un salone di vendita di motociclette. Lo spingono all’avventura sia le buone prospettive del mercato specifico (anche se il 1953 é l’anno nero per l’economia santacrocese), sia la conoscenza dell’ingegner Mengoli di Bologna che propone una moto con allettanti novità. La Mengoli non sarà un affare per Narciso, anzi sarà la causa di tanti bocconi amari per tutta la famiglia. La moto presenta soluzioni rivoluzionarie per il tempo, ha solo bisogno di qualche modifica alla catena di distribuzione. Narciso lavora alacremente ed é a buon punto quando gli viene offerta la possibilità, che accetta, di entrare in società nella ditta costruttrice. Un incidente proprio alla guida di una di queste moto, lo manda in fin di vita e lo taglia fuori dal lavoro e dalla cura degli affari della società, che in un modo un po’ strano va a rotoli. I debiti vengono caricati sulle sue spalle.

Narciso comunque non si dà per vinto, vuole riscattarsi dallo smacco subito.

L’occasione buona non tarda ad arrivare con l’incontro col Marchese Bargagli col quale condivise l'avventura della Urbanina.

Narciso se ne è andato tormentato da un male che si dice abbia le sue radici più nell’animo che nel corpo delle persone. Una sconfitta immeritata a volte lascia ferite che non guariscono mai. Oggi noi abbiamo voluto dirgli che gli sconfitti non sono mai coloro che hanno fatto un sogno e hanno lottato una vita perché camminasse sulla terra.
Ma chi era veramente Narciso Cristiani?

Nasce nel 1913 a Staffoli, un paese immerso nei boschi delle Cerbaie, quando il Comune di appartenenza, Santa Croce sull’Arno, oggi in provincia di Pisa, faceva ancora parte della provincia di Firenze. La buona condizione familiare (i genitori hanno case e terre e gestiscono direttamente un mulino di proprietà) gli consentono una tranquilla adolescenza, senza l’assillo di dover andare troppo presto a lavorare. Svolge la sua prima esperienza d’apprendistato nella bottega di Duilio Mazzanti che aggiusta le biciclette in Piazza della Chiesa, ma il suo pensiero fisso sono le automobili, anche se a Staffoli, fra la prima e la seconda Grande Guerra, di automobili ce ne sono veramente poche. Corona il suo sogno quando lo mandano ad imparare il mestiere ad Altopascio, dal Pagni, un meccanico leggendario per la sua abilità nel lavorare al tornio.

Come giovane apprendista si distingue subito per le modifiche che apporta al mulino di famiglia: rende tutto più funzionale, allevia la fatica del sollevamento dei sacchi di grano, riuscendo anche ad ottenere farine migliori. È l’alba di una leggenda che si alimenterà di altri episodi fino ad arrivare all’Urbanina. Quando viene chiamato alla leva militare, individua un difetto grave nei meccanismi di un mezzo mobile che gli fa ottenere una licenza premio. C’é chi dice che a Roma, alla Cecchignola esiste ancora la prova della sua scoperta. C’é ancora chi sostiene che il colpo d’ingegno gli ha evitato di essere spedito al fronte, ma forse questo si deve più al fatto di essere stato fratello di due caduti in guerra. E dove la mettiamo la pompa per gli insaccati? Un cilindro, un pistone e le fatiche del macellaio sono ridotte alla metà! Vedere per credere, un esemplare esiste ancora.

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