27 Ottobre 2020
La Urbanina nel suo tempo di oggi

Cosa troviamo della "Urbanina" nella mobilità di oggi?

Terminata anche l'avventura di Zagato con la ZELE, bisogna arrivare al 1998 per trovare tracce dell’inventività dell’Urbanina nella Smart che, pur con un convenzionale motore termico, riprese il concetto della dimensione minima con due posti. La Smart elettrica arriverà solo nel 2009.

Con il nuovo millennio e la diffusione delle auto elettriche, apparve evidente la necessito di disporre di "colonnine di ricarica" per permettere di fare il pieno di elettroni durante il viaggio o per chi non disponesse di un box con una presa elettrica a cui collegare la vettura. E così, in pochi anni, le colonnine sono rapidamente divenute parte del paesaggio urbano. L'intuizione di disporre di stazioni di ricarica in città venne ai due inventori di Poggio Adorno con più di mezzo secolo in anticipo, tanto da proporre addirittura il posizionamento delle colonnine in Piazza dei Miracoli, all'ombra della Torre Pendente.
Sempre per rimediare ai tempi di ricarica delle batterie che, seppur velocizzati nelle ultimissime generazioni di auto elettrice, sono sempre molto più lunghi di una sosta dal benzinaio per "il pieno", Elon Musk il fondatore della californiana e celebratissima Tesla ha inserito le batterie in una sorta di "pacco accumulatori". Il proprietario di una Tesla quindi, esaurita la carica, può direttamente sostituire il "pacco accumulatori" scarico con uno pieno di energia. Proprio come il metodo inventato da Narciso Cristiani negli anni '60, in una villa ottocentesca tra Firenze e Pisa.
Ma sono stati soprattutto i progettisti della Nissan, nel 2005, ad ispirarsi alla Urbanina per disegnare la PIVO, con la sua cabina pivotante a 360°, proprio come la vetturetta di Santa Croce. Nella presentazione della PIVO i Giapponesi hanno avuto la correttezza di ricordare, con ammirazione, la paternità dell’auto cui si erano ispirati.

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